DOSTOEVSKIJ IL SOGNO DI UN UOMO RIDICOLO PDF

Gli insegnai a mentire e amarono la menzogna e conobbero la bellezza della menzogna. Cominciarono i rimproveri, le accuse. Presero a distruggere gli alberi a tormentar gli animali e gli animali si allontanarono da loro nei boschi e divennero loro nemici. Allora comparve presso di loro la scienza.

Author:Gronos JoJoramar
Country:Montenegro
Language:English (Spanish)
Genre:Sex
Published (Last):17 September 2004
Pages:435
PDF File Size:13.9 Mb
ePub File Size:20.20 Mb
ISBN:260-9-63842-826-4
Downloads:95714
Price:Free* [*Free Regsitration Required]
Uploader:Malkree



Dostoevskij I Io sono un uomo ridicolo. Ora mi chiamano pazzo. Questo sarebbe un avanzamento di grado, se io, per loro, non rimanessi ridicolo come prima.

Ma questo, loro, non lo capiranno. No, non lo capiranno. No non apparivo, ero ridicolo. Io sempre fui ridicolo e lo so, forse fin dalla mia nascita. Ogni anno cresceva e si rafforzava in me la consapevolezza del mio aspetto ridicolo in ogni senso. Di me ridevan tutti e sempre. Allora smisi di colpo di arrabbiarmi con gli uomini, e quasi cessai di notarli.

Avevo allora smesso del tutto di pensare: tutto mi era allora indifferente. A cosa dovevo pensare? E me la ripeto, me la ripeto. Anche dal lato fisico. Io avevo sempre taciuto e li avevo annoiati mi pare. Essi parlavano di non so che argomento spinoso e a un tratto si accaloravano perfino.

Di colpo glielo spiattellai. Non se ne offesero, al contrario, e tutti risero di me. Quando per la strada pensai al gas, gettai uno sguardo al cielo. Il cielo era oltremodo buio, ma vi si potevano chiaramente distinguere delle nuvole strappate e tra esse delle macchie nere senza fondo.

Ma pensavo… se uno si deve uccidere meglio farlo quando… piuttosto che… E in tal modo, durante quei due mesi, avevo pensato ogni notte, rincasando che mi sarei tirato un colpo in testa. Ma aspettavo sempre il momento. La via era ormai deserta e non si vedeva quasi nessuno. In lontananza dormiva sulla sua carrozzella un vetturino. La bambina era sugli otto anni; con un fazzolettino rosso in testa e solo un vestituccio indosso, tutta bagnata ma in modo speciale mi si impressero in mente le sue scarpe bagnate, lacere, anche adesso me le ricordo.

Mi erano particolarmente balzate agli occhi. La mammina! Conosco questo suono. Sebbene non avesse finito di parlare, capii che sua madre in qualche posto stava morendo, o che in casa loro era accaduta qualche altra cosa, ed ella corsa fuori a chiamar qualcuno, a trovar qualcuno, per dare aiuto alla mamma. Dapprima le dissi che insomma cercasse una guardia.

Ecco fu allora che pestai il piede e alzai la voce. Salii al mio quinto piano. Io abito da una specie di affittacamere. Sedetti, accesi una candela e mi misi a pensare.

Passo tutta la notte vicino al tavolino in poltrona, senza far nulla. I libri non li leggo che di giorno. Nella notte la candela si consuma per intero, si consuma per intero… Quella volta sedetti molto lentamente davanti al tavolino, aprii il cassetto e tirai fuori la rivoltella e la posi davanti a me.

E certamente mi sarei sparato, se non fosse stata quella bambina. Se qualcuno mi avesse colpito, avrei sentito dolore. Il problema era ozioso, ma io mi ci ero adirato. E sia. Io sarei diventato uno zero, uno zero assoluto. Lo credete, che io avevo gridato per questo? Ora ne sono quasi convinto. Mi appariva chiaro che la vita e il mondo adesso era come se dipendessero da me. Avrei provato per quella azione vergogna o no?

Presi sonno in modo per me del tutto inavvertito. I sogni li indirizza non la ragione, ma il desiderio, non la testa, ma il cuore, e intanto quali ingegnosissime cose ha sperato a volte la mia ragione nel sogno. Vengo al mio sogno. Ora loro mi prendono in giro e dicono che quello fu soltanto un sogno. III Ho detto che mi ero addormentato inavvertitamente, e perfino come se continuassi a ragionare su quegli stessi argomenti.

A un tratto sognai che prendevo la rivoltella e, seduto, me la puntavo direttamente al cuore… al cuore e non alla testa; io invece avevo prima stabilito di spararmi senza fallo alla testa, e precisamente alla tempia destra. Io sono come accecato e ammutolito; giaccio su qualcosa di duro, disteso, supino, non parlo, non vedo nulla, non posso fare il minimo movimento.

Mi sotterrano. Riempiono la fossa di terra, chiudono la tomba. Tutti se ne vanno, io sono solo, assolutamente solo.

Non mi muovo. Sto disteso e, strano, non mi aspetto nulla, ammettendo senza discussione che un morto cosa deve aspettarsi? Nulla e quindi nulla non ha da aspettarsi nulla. Noi volavamo nello spazio ormai lontano dalla terra. Sapevo che egli aveva un volto come umano. Mi ero aspettato un assoluto non essere e per questo mi ero sparato al cuore.

Egli non mi rispose, ma io di colpo, io sentii che non mi si disprezzava, e non si rideva di me, e nemmeno mi si compiangeva e che il nostro viaggio aveva una meta, ignota e misteriosa, e riguardante me solo. La paura cresceva nel mio cuore. Qualcosa tacitamente ma tormentosamente mi si comunicava dal mio taciturno compagno e pareva penetrarmi tutto. Noi volammo in spazi ignoti e oscuri.

Nella tremenda angoscia che aveva sfiorato il mio cuore aspettavo qualcosa. Noi volavamo direttamente verso quella stellina.

Ma noi ci avvicinammo rapidamente al pianeta. Io amo, io posso amare solo quella terra che ho lasciato sulla quale sono rimasti spruzzi del mio sangue, quando io, ingrato, con un colpo al cuore, ho spento, la mia vita. Esiste su questa altra terra la sofferenza? Sulla nostra terra noi possiamo amare veramente solo con la sofferenza e solo attraverso la sofferenza!

Altrimenti non sappiamo amare senza sofferenza e non conosciamo altro amore fuori dalla sofferenza. Io voglio la sofferenza per amare. Oh, tutto era esattamente come da noi, ma pareva che tutto splendesse come di una festa e di un alto e sacro trionfo, finalmente raggiunto.

Un carezzevole mare di smeraldo sciabordava calmo contro le rive e le baciava con un amore palese, visibile, quasi cosciente. E infine io vidi e conobbi gli uomini di quella terra felice. Essi mi vennero incontro da se, mi circondarono, mi baciarono. Oh, io subito, al primo sguardo capii tutto!

Io li vidi coi miei occhi, li conobbi, li amai e in appresso soffrii per loro. Oh, capii subito, fin da allora, che in molte cose non avrei potuto comprenderli affatto; per esempio a me come progressista contemporaneo e abbietto pietroburghese, pareva inesplicabile, che essi, pur sapendo tante cose, non possedessero la nostra scienza.

Ma presto capii che il loro sapere era colmato e alimentato da fonti diverse che da noi sulla terra, e che anche le loro aspirazioni erano del tutto diverse. Si, avevano scoperto il linguaggio degli alberi e sono convinto che quelli li capivano. Mi indicavano le stelle e me ne dicevano qualcosa che non potevo capire, ma sono convinto che avevano come un qualche contatto con le stelle del cielo, non col pensiero soltanto, ma attraverso un qualche mezzo vivente.

Talora mi domandavo meravigliato: come potevan essi, in tutto questo tempo, non offendere uno come me e nemmeno una volta destare in uno come me un senso di gelosia e di invidia? Spesse volte mi domandavo come potessi io, millantatore e bugiardo, non parlar loro delle mie cognizioni, delle quali, certo, non avevano idea, non desiderare di farli con esse stupire, fosse pur solo per amore verso di loro. Essi gioivano dei bambini che venivano al mondo come di nuovi partecipi della loro beatitudine.

Vivevano in una specie di vicendevole innamoramento totale, generale. Essi mi ascoltavano e io vedevo che non potevano raffigurarsi quel che dicevo, ma non rimpiangevo di parlarne loro: sapevo che essi capivano tutta la forza della mia angoscia per quelli che avevo abbandonato. Non fu un sogno. Il fatto che io… li pervertii tutti! Gli insegnai a mentire e amarono la menzogna e conobbero la bellezza della menzogna.

Cominciarono i rimproveri, le accuse. Presero a distruggere gli alberi a tormentar gli animali e gli animali si allontanarono da loro nei boschi e divennero loro nemici. Allora comparve presso di loro la scienza. Quando divennero colpevoli, inventarono la pena di morte e per la pena di morte inventarono la giustizia e si prescrissero interi codici per conservarla, e per far rispettare i codici, inventarono la ghigliottina!

Intere guerre si scatenarono per questa idea. Ma il sentimento di autoconservazione prese rapidamente a indebolirsi, comparvero i superbi e i voluttuosi, che addirittura pretesero tutto o nulla. Li supplicavo di crocefiggermi, insegnavo loro come si costruisce una croce.

BETTER BUSINESS SOLOMON POATSY MARTIN PDF

Il sogno di un uomo ridicolo

.

LOGISTIQUE PETROLIERE PDF

Gabriele Lavia in “Il sogno di un uomo ridicolo”

.

MARSDEN AND TROMBA VECTOR CALCULUS 6TH EDITION PDF

Da dove vengono i Sogni? | Sogno Lucido e Deriva Transumana / 1

.

KAWASAKI VULCAN OWNERS MANUAL PDF

Il Sogno di un Uomo Ridicolo – Fedor M. Dostoevskij

.

Related Articles